martedì 8 gennaio 2013

Note sulla Generazione spontanea



La 'nuova' Biologia sta facendo passi da gigante, soprattutto nella Genetica ed informa una materia nuovissima come la Biotecnologia.
Però io credo che un unico filo rosso percorra le Scienze Biologiche e che la necessaria informazione aggiornata a volte ci fa dimenticare da dove la Biologia è partita, che diramazioni ha preso, che significato ha nella storia umana.
Per quanto riguarda l'origine della Biologia tutti noi sappiamo che, anche se i Fisiologi e gli Atomisti greci avevano già precorso i tempi, per lungo tempo visse e fu coltivata l'idea della generazione spontanea. Così radicata era l'idea che bastasse poco materiale organico per far sorgere la Vita, che anche i poeti ne trassero materia per i loro canti.
Oggi vi voglio proporre un brano di Virgilio, dalle Georgiche (letteralmente, discorso su cose naturali). Scriverò, per gli appassionati di tale lingua, sia il testo Latino che la parafrasi italiana.
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Exiguus primum atque ipnos in usus
eligitur locus: hunc angustique imbrice tecti
parietibusque premunt artis et quattuor addunt,
quattuor a ventis obliqua luce fenestras.
Tum vitulus bina curvans iam cornua fronte
queritur; huic germinae nares et spiritus oris
multa reluctanti obstruitur, plagisque perempto
tunsa per integram solvuntur viscera pellem.
Sic positum in clauso linquunt et ramea costis
subiciunt fragmenta thymum casiasque recentis.
Hoc geritur zephyris primum impellentibus undas,
ante movis rubeant quam prata coloribus, ante
garrula quam tignis nidum suspendat hirundo.
Interea teneris tepefactus in ossibus umor
aestuat, et visenda modis animalia miris,
trunca pedum primo, mox et stridentia pennis,
miscentur tenemque magis magis aera carpunt,
donec ut aestivis efflusus nubibus imber
erupere aut ut nervo pulsante sagittae,
prima leves ineunt si quando proelia Parthi.
Virgilio. Georgiche, IV, 296.314

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Si sceglie anzitutto un luogo angusto che, per questo scopo, viene reso ancor più ristretto: lo si ricopre con un tetto embricato e lo si cinge di strette pareti con quattro finestre, esposte ai quattro venti e dalle quali la luce penetra obliquamente. Si cerca poi un vitello di due anni, le cui corna cominciano appena ad incurvarsi sulla fronte. Mentre esso recalcitra, gli vengono tappate le narici e la bocca e lo si uccide con rapidi colpi che, lasciandone intatta la pelle riducano in poltiglia le viscere. Lo si depone nella piccola stanza e lo si lascia, adagiato su freschi ramoscelli di timo e di cassia: Ciò dev'essere compiuto quando il primo zefiro comincia ad increspare le acque, prima che i prati si adornino di nuovi colori e prima che la garrula rondine sospenda il suo nido alle travi del tetto. Intanto un tirpido umore ribolle nelle ossa disfacentesi del vitello e fermenta, finchè compaiono strane creature: prive dapprima di estremità, ben presto brulicano e le loro ali vibrano e sempre più si affidano all'aria leggera, finchè escono come pioggia che prorompa da cumuli estivi o come frecce scoccate dall'arco dei Parti che scendono a battaglia.
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Quanta strada da allora al genoma di oggi! Eppure è bello conoscere anche come i nostri avi considerassero la Vita. Pensate che non solo Virgilio, ma tutti credevano nella generazione spontanea: un medico tedesco addirittura fornì la ricetta per ottenere vermi da una camicia sporca!!!!

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