domenica 14 giugno 2009

Giugno e il Tasso Barbasso


I campi, in questi giorni di Giugno, pullulano di piante di Tasso Barbasso, e per tutta l'Estate ci terranno compagnia nelle nostre passeggiate in campagna, fra il cicaleccio dei grilli e il frinìr delle cicale.

E', il tasso Barbasso (Verbascum thapsus, fam.Scrofulariaceae), un'erba di color giallo-verdastro, rivestita di fittissimi peli ( dove barbasso sta per peloso, ispido). Cresce spontaneo e il caule, eretto, può raggiungere il metro di altezza. Secondo la vecchia erboristeria era una panacea per tutti i mali: usata nella tosse, contro il morso delle vipere, per risanare le vie urinarie, adoperato in flebiti, ulcere, emorroidi, ma allontanava anche la tigna. Gli antichi Romani la chiamavano Candelaria, proprio perchè forniva delle belle candele, se opportunamente rivestita di grasso e sego.
Santa Ildegarda da Bingen (e, poi, il dottor Kneipp) ne esaltò il decotto, da adoperarsi nelle infiammazioni della gola e della bocca, ma anche contro i disturbi respiratori: si bollono 30 grammi di foglie e fiori , con 30 grammi di foglie di Malva, in un litro di acqua per 10 minuti; si filtra e si assume il filtrato in tazzine (chi lo desidera, può aggiungere zucchero o fruttosio).
Alcuni dicono che il Tasso barbasso abbia virtù sedative, e i suoi decotti vengono utilizzati per evitare l'insonnia o per calmare le tossi di origine nervosa.
Anche la Poesia se ne interessò. Non poteva, infatti, non incantare quell'animo bambino del grande Pascoli, che in una sua composizione di Myricae così si espresse a proposito di questa umile, grande pianta:


Elegie

VI
LAPIDE

Dietro spighe di tasso barbasso,
tra un rovo, onde un passero frulla
improvviso, si legge in un sasso:
QUI DORME PIA GIGLI FANCIULLA.

Radicchiella dall'occhio celeste,
dianto di porpora, sai,
sai, vilucchio, di Pia? la vedeste,
libellule tremule, mai ?

Ella dorme. Da quando raccoglie
nel cuore il soave oblio? Quante
oh! le nubi passate, le foglie
cadute, le lagrime piante;

quanto, o Pia, si morì da che dormi
tu! Pura di vite create
a morire, tu, vergine, dormi,
le mani sul petto incrociate.

Dormi, vergine, in pace: il tuo lene
respiro nell'aria lo sento
assonare al ronzio delle andrene,
coi brividi brevi del vento.

Lascia argentei il cardo al leggiero
tuo alito i pappi suoi come
il morente alla morte un pensiero,
vago, ultimo: l'ombra d'un nome.

8 commenti:

  1. bellissimo post,son tornato bimbo x un attimo,buona domenica sir.

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  2. grazie, achab, sei sempre attento come pochi alla semplicità della bellezza.
    Buona domenica anche a te
    Sir

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  3. trovato tuo blog per frequentazioni comuni...

    molto, molto interessante!!!

    a presto leggerti!!!
    poetella

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  4. ho trovato anche questo:

    >"Nei Promessi Sposi di Alessandro Manzoni (1785-1873) si nomina appunto questa pianta che Renzo aveva nell'orto. Ecco cosa scrive il Manzoni:
    ...il tasso barbasso, con le sue grandi foglie lanose a terra e lo stelo diritto all'aria , e le lunghe spighe sparse e come stellate di vivi fiori gialli...
    Pensate che un tempo le foglie venivano usate dalla gente povera delle campagne per foderare le scarpe e mantenere cosÏ i piedi caldi durante l'inveno."<

    grazie per il tuo blog

    myheart

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  5. Grazie, poetella, per le parole incoraggianti. Te ne sono grato.
    Sir

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  6. @ myheart: è vero. Ti ringrazio tanto per il riferimento letterario di cui la mia mente aveva perso traccia.
    Buona domenica. Ora consulto il tuo blog, che a prima vista mi pare interessante
    Sir

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  7. Che dolce la descrizione di questa lapide da parte del Pascoli, che dà proprio l'impressione di vivere l'atmosfera di questo angolo.
    Ciao DianaB

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  8. Grazie, Diana B.
    Pascoli è uno dei miei poeti preferiti, per vari motivi: conosce e vive come pochi altri la Natura; ha avuto una cultura classica imponente; ha avuto una vita abbastanza ritirata, senza grossi clamori.
    Un bacione
    Sir

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