mercoledì 20 maggio 2009

Le erbe e l'antica saggezza (anche a tavola...)

Quando la gente era più povera non solo non si poteva permettere il viaggio al mare (si fa per dire!), ma - dovendo fare di necessità virtù - si rivolgeva spesso alle erbe per curare gli acciacchi, per trovare una fonte di cibo, per odorare le case e i vestiti degli aromi più grati.
In ciò erano anche spinti dalle necessità. E dalla fortuna di vivere un ambiente naturale.
Mia moglie, Simo, si rivolge spesso alle erbe e di esse conosce proprietà e virtù (attenzione, non è una strega, anzi!).
Vorrei parlarvi oggi dell'Ortica.
L'ortica che conosciamo è Urtica dioica (più raramente Urtica urens). In questi giorni fiorisce a profusione. Chi si rivolge alle erboristerie conosce le proprietà di questa pianta, soprattutto come rimedio contro la caduta dei capelli (decotto) . Il succo delle foglie, inoltre, si può usare imbibendo del cotone idrofilo e inserendolo nelle narici in caso di epistassi .
Ma l'ortica, ci dicono i nostri nonni, è buona anche in insalata: le cime cotte vanno scottate e condite con aceto (di mele, possibilmente) , olio di oliva e sale.
Quando Simo prepara la verdura di ortica, in casa nostra riviviamo i vecchi sapori .

Sir

2 commenti:

  1. In un tempo dove ci si prende ci si sposa e poi ci si alscia poco dopo è bello leggere le righe di un uomo che ama sua moglie e ne aprla in maniera, semplice, genuina. Il ritratto che dai della tua unione, della tua famiglia rispecchia l'atmosfera che ahi creato col tuo racconto "il mio secondo paese".

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  2. Grazie, Anonimo.
    La famiglia è tutto, per me. E ho dovuto -per mantenerla - combattere una guerra fatta di incomprensione, di rifiuti, di leggerezze. Ed altro.
    Penso che il matrimonio non sia per niente un contratto e basta; il matrimonio deve servire per dare un senso alla vita di Lui e di Lei; per questo ho ancora la capacità (vogliamo chiamarla così?) di meravigliarmi di fronte alla fragilità delle unioni di oggi.
    Cosa dire? Che a volte, di fronte alle separazioni, provo tanta malinconia per chi si separa. E provo tanto dolore se, eventualmente, i figli dovessero subìre - loro, i più deboli - il peso di una decisione troppo grande e, a volte, affrettata o comunque non ponderata.

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