mercoledì 22 aprile 2009

Bellezza e sensualità negli antichi


Sono sicuro che si possa dare una definizione oggettiva della Bellezza, evitando i sofismi d'ogni genere.

Leggete cosa scriveva Ovidio (Ars amandi, Libro III):


Nè dubiti nessuno ch'io non voglia
esperta la fanciulla nella danza,
sì che, deposti i calici, le braccia sappia, invitata,
muovere con grazia.

Chi scuote agili i fianchi nella scena
manda in delirio, tanto è il godimento,
che nasce dalle sue sciolte movenze.


Credo che versi come questi, oltre che essere universali, non possano morire. Come non morirà mai la Bellezza sensuale che viene descritta in poche righe.

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