domenica 26 aprile 2009

Anacreonte


Tra i lirici greci, Anacreonte si distinse per la leggera profondità del tema. Dalla Anacreontee oggi leggo:

Un'ape che dormiva tra le rose,
non la vide
Eros, che ne fu trafitto in un dito:
lanciò un grido
percuotendosi le mani
e di corsa e a volo venne
dalla bella Citerea:
"Madre, son finito, son finito e sto morendo,
mi hacolpito un serpentello con le ali,
che è chiamato
qui dai villici la pecchia ".
E lei disse:
"Se si soffre
per un pungiglion d'ape,
quanto pensi che si soffra
per i colpi che tu infliggi?"

2 commenti:

  1. Caro Sir, i testi di Anacreonte sono sempre suggestivi e significativi.
    "Crudele fabbro, Amore, mi hai scagliato
    l'ascia, di nuovo,
    e mi hai tuffato in un torrente gelido.

    E io amo e non amo
    e più non so se la mia mente è mia
    e non sono più in me."

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  2. grazie, Greta.
    Trovo che Anacreonte sia molto moderno, in questa lirica; sembra che rappresenti l'uomo d'oggi con i suoi problemi, le sue incertezze...

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