lunedì 1 giugno 2009

Oh, vecchiaia!


Cecilio Stazio (230 - 168 a.C.) è stato un commediografo latino. Di lui mi piace ricordare questo brano sulla vecchiaia:

Oh, vecchiaia! Se nessun altro male tu porti quando vieni, basta questo soltanto: che col vivere a lungo si vedono tante cose che non si vorrebbero vedere.

venerdì 29 maggio 2009

Socrate e gli amici


Socrate si stava costruendo una piccola casa.
Uno dei passanti, come solito, si stupì di ciò:
"Come -gli chiese- un uomo della tua fatta e della tua celebrità si costruisce una casa così piccola?"
"Voglia il Cielo - rispose il filosofo - che io possa riempirla di amici veri".

Questo è una favola (in senari giambici) di Fedro.
Come non dargli ragione? Come non sentire attuali, fortemente attuali, queste righe?

Sir

Odore di tiglio


Prima della calura estiva, una pianta dà il meglio di sè : è il Tiglio( Tilia platiphillos ), che trae il nome dalla brattea foliacea che, col vento, sparge i propri semi (dal greco ptilon, ossìa ala).
Sicuramente avete notato queste piante, e l'odore che emanano. Il miele che ne deriva è uno dei più buoni che si possa assaggiare. In erboristeria le varie parti sono adoperate come calmante, rilassante e- quindi - per favorire il sonno.
Ricordo che una volta (lavoravo a Livorno) avevo un mal di testa lancinante: per caso mi misi a sedere su una panchina dei giardini pubblici; insomma, dopo mezz'ora il mal di testa se ne era andato via, senza che io avessi preso analgesici (sono, nei limiti, contrario alle medicine).
Perchè ora stavo benissimo? Alzai gli occhi e vidi che mi trovavo sotto ad enormi tigli, per l'appunto in fiore. E sono sicuro che l'odore del polline abbia avuto un effetto particolare, sul mal di testa.
Il grande erborista francese Messeguè, in un suo libro famosissimo, ricorda come suo padre (anche lui stimato erborista di provincia), la sera gli propinasse dei bei bagni di tiglio, per farlo addormentare.
Frate Indovino (lo conoscete?) consiglia, contro la cefalea, un thè a base di: tiglio, camomilla, melissa e arancio.
La tradizione popolare enumera una lista lunghissima di decotti, estratti, infusi e liquori che vengono indicati in una moltitudine di affezioni (veramente tante).
Addirittura dal legno di questa pianta si ricava un ottimo carbone vegetale usato sia come dentifricio che come assorbente dei catarri intestinali e nell'iper-acidità gastrica.
Senza contare il lato estetico: fiori e foglie del tiglio possono portare allegria nelle nostre case.

Sir

giovedì 28 maggio 2009

Semplicità di vita


Claudiano: la mirabile fioritura

Ragazzo, su, alzati e dammi le scarpe e la biancheria; dammi il vestito che mi hai preparato, non importa quale, perchè possa uscire.
E dammi da lavare con acqua di fonte le mani, il volto e gli occhi, e fammi trovare aperta la cappella, senza esteriori apparati: per onorare Dio bastano pie parole, voti puri.

mercoledì 27 maggio 2009

Lotta eroica


La vita è dura, diceva mio padre.
E io lo guardavo fisso negli occhi e pensavo alla sua forza d'uomo.
Ora la vita ha fatto provare la sua amarezza su di me. Ma, come per incanto, ho ritrovato in me una forza ed una serenità che non credevo di possedere.
Mi vengono in mente gli Annales, di Ennio, poeta che ammirò la poesia di Omero.
Dedico questi versi alla memoria di mio padre, fiero combattente della vita.

Lotta eroica

Il tribuno è sotto un nembo di dardi che ininterrottamente gli piovono addosso;
Il suo scudo è un crivello, l'umbone tintinna di saette, il cupo elmo risuona.
Tutti gli sono addosso, ma nessuno può aprire uno squarcio nel suo corpo.
Cresce la pioggia delle aste, ma egli le spezza, le scrolla.
Il sudore lo inonda, il suo affanno sale, non un attimo di respiro:
gli Istri insistendo nei lanci lo incalzano col volante ferro.

Sir

lunedì 25 maggio 2009

I rintocchi della sera...


Alla sera, puntuali come sempre, sento i rintocchi delle campane.
E ritorno, col pensiero, a quando ero piccolo, a quando tutto era più piccolo. Oggi, si direbbe "a misura d'uomo".
Mi torna in mente la calma di allora, la paesanità, il ritrovarsi insieme, al rintoccar dell'ora, prima della cena.
E' come, se ad ogni rintocco, mi tornassero alla mente un viso, un'amicizia, una situazione di allora.
La dimensione del tempo era -perlomeno credo - scandita dalle campane. E le campane chiamavano tutti.
Ma ora è cambiato.
E mi resta solo un bel ricordo.

Sir

venerdì 22 maggio 2009

Un ballo, tanta amicizia

Tanti anni fa, quando ancora frequentavo l'Università, fui invitato a cena da amici greci; per l'esattezza da due coppie (ora non ricordo i nomi).
La cena fu un classico desinare greco, a base di carne di agnello, speziato, e di vini greci.
L'allegria si spandeva per tutto l'ambiente.
Ad un certo punto, un amico greco mi disse:
"Vieni, che ti insegniamo il sirtaki"
Conoscevo questa danza dal film "Zorba il greco" e devo dire che l'amavo profondamente. L'originaria danza differisce da quella del film, che è la colonna sonora preparata da Mikis Theodorakis, ed elaborata sulla base di due danze popolari greche, con due ritmi e cadenze diverse: l'una più veloce, l'altra lenta.
E', il sirtaki, un ballo di gruppo che produce, nel contempo, fratellanza e amicizia. E' un ballo corale, coinvolgente come pochi. Suonato da strumenti tipici, ha un andamento crescente, accompagnato da evoluzioni e salti che mimano sentimenti.
Con il sirtaki si impara, anche, a socializzare, a fare amicizia, a conoscersi meglio.
Un ballo che sa di antica cultura, di spiagge assolate, di mari azzurri, di donne con i profondi occhi neri.
Questo è il Sirtaki:
http://www.youtube.com/watch?v=ha_8vUYzwUw&feature=related

Sir

giovedì 21 maggio 2009

Fillide e Acamante


Gli antichi cantori greci sapevano come pochi cantare l'Amore. Ne trasse giovamento tutta la mitopoiesi, che altro non significò che l'esposizione poetica della complessità del mondo , delle relazioni interpersonali e dei rapporti dell'uomo con l'Ignoto.
L'Amore, dunque. Sfogliando i vecchi testi di Mitologia, ho trovato molto significativa la storia di Fillide ed Acamante.

Fillide era una principessa tracia ed amava alla follìa Acamante, figlio di Teseo. Un giorno Teseo partì col suo esercito - e accompagnato da Acamante - alla volta della città di Troia, dove infuriava una colossale guerra di popoli .
Fillide correva spesso alla spiaggia, con la segreta e muta speranza di ritrovare un giorno Acamante, specialmente dopo che si diffuse la notizia della caduta della città di Troia.
Ma la nave di Acamante ebbe un'avaria: Fillide, aspettandolo inutilmente, ne morì di dolore.
La dea Atena si mosse a compassione e la trasformò in un mandorlo , tuttavia spoglio delle verdi fronde.
Acamante, passando di là il giorno dopo, potè solo accarezzare il nudo tronco: ecco allora che le carezze, dettate dall'amore, ebbero il potere di far rivestire il mandorlo di fiori, ma non di foglie.
Da allora, questa fu la particolarità dei mandorlo: fiorire senza foglie.

Ho trovato bellissimo questo mito, e così ve lo voglio proporre.

Sir

mercoledì 20 maggio 2009

Il mio (secondo) paese


E' il mio secondo paese, quello in cui - fuggendo il Sabato dalla calura, dalla pazzia e dal rumore della città - ci rifugiamo.
E' bello, essenziale ed accogliente. Piccolissimo, senza inutili rumori, è un aggregato di case dove tutti si conoscono, dove la stretta di mano vale come un impegno, dove ci si guarda dritti negli occhi senza infingimenti. Là, l'amicizia è d'obbligo.
Le montagne pistoiesi lo circondano e lo proteggono. Da lassù si possono osservare la Garfagnana, l'Abetone e le cime delle Alpi Apuane.
Ci si lascia il cuore, in questo pezzetto di Toscana. E non si vede l'ora di tornarci, sempre.
Da lassù penso a me stesso, alla mia famiglia, ai miei amici. E tutto acquista un'ottica diversa.
Che tutto questo sia la magìa del piccolo paese ?
Ciao
Sir

Le erbe e l'antica saggezza (anche a tavola...)

Quando la gente era più povera non solo non si poteva permettere il viaggio al mare (si fa per dire!), ma - dovendo fare di necessità virtù - si rivolgeva spesso alle erbe per curare gli acciacchi, per trovare una fonte di cibo, per odorare le case e i vestiti degli aromi più grati.
In ciò erano anche spinti dalle necessità. E dalla fortuna di vivere un ambiente naturale.
Mia moglie, Simo, si rivolge spesso alle erbe e di esse conosce proprietà e virtù (attenzione, non è una strega, anzi!).
Vorrei parlarvi oggi dell'Ortica.
L'ortica che conosciamo è Urtica dioica (più raramente Urtica urens). In questi giorni fiorisce a profusione. Chi si rivolge alle erboristerie conosce le proprietà di questa pianta, soprattutto come rimedio contro la caduta dei capelli (decotto) . Il succo delle foglie, inoltre, si può usare imbibendo del cotone idrofilo e inserendolo nelle narici in caso di epistassi .
Ma l'ortica, ci dicono i nostri nonni, è buona anche in insalata: le cime cotte vanno scottate e condite con aceto (di mele, possibilmente) , olio di oliva e sale.
Quando Simo prepara la verdura di ortica, in casa nostra riviviamo i vecchi sapori .

Sir

martedì 19 maggio 2009

La favola di Ginaccio e del Campionissimo.

Viva il Giro d'Italia!
Quest'anno passerà dal mio paese e, forse, avrò tempo per vedere i campioni e i gregari. Tutti, comunque, ciclisti.
Mi viene alla mente una bella favola: quella di Coppi e Bartali. Divisi dalla critica, dalle necessità di squadra, da concezioni - forse - diverse della vita. Ma sempre uniti, come veri amici, sulle strade.
Molto si è detto sulla foto a lato: è Bartali che passa la borraccia a Coppi o viceversa? Ho visto un filmato dell'epoca e vi posso assicurare che fu il buon Bartali, amichevolmente, a passare l'acqua all'amico-nemico.
Questo è, per me, un simbolo, un'icona dell'amicizia contro tutti e contro tutto: il Campionissimo e "Ginaccio" (toscano come me) furono indissolubilmente amici, nonostante i tentativi della stampa di creare il mito dello scontro tra i due.
E mi torna ancora alla mente un'altra amicizia indissolubile, quella tra "Olmo" e Alfredo, nel film Novecento, di Bernardo Bertolucci.
Mi si allarga il cuore: nonostante tutto, sono sicuro che l'amicizia trionferà.
Sempre.

Sir

lunedì 18 maggio 2009

Paradiso perduto di Milton


Uno dei miei poemi preferiti è Paradiso perduto, una colossale opera di Milton.
Ne conoscerete senz'altro il contenuto. Mi limito solo ad accennare alla poesia, all'amore, alla tenerezza, alla delicatezza con cui Milton guarda alla cacciata di Adamo ed Eva dall'Eden. Sono righe, per me, indimenticabili, queste righe che concludono l'opera, libro XII (e che sono introduzione alla esistenza materiale dell'intero genere umano):

Allor Michele
Prendendo i nostri padri ambi per mano,
L'indugio ne affrettò, dritto alla porta
780Orïental guidolli, e di là ratto
Giù per la rupe alla pianura, e sparve.
Essi al perduto lor felice albergo
Volsero indietro gli occhi, e l'igneo brando
Vider rotante in fulminosi giri
785Su tutto il lato orïentale e folte
In sulla porta star tremende facce
Ed armi ardenti. Alle lor ciglia alquante
Stille di pianto allor mandò natura,
Ma tosto le asciugaro. A sè dinanzi
790Avean tutta la terra, ove un soggiorno
Scegliersi di riposo, e loro scorta
Era la Provvidenza. A incerti e lenti
Passi, dell'Eden pei solinghi campi,
Tenendosi per man, preser la via.

Calatrava


Sono sempre stato affascinato dalla cultura antica, è vero. Per cui, ho sempre guardato con diffidenza all'arte moderna.
Però devo dire che alcuni Autori han fatto sì che mi riconciliassi con essa. Uno di Questi è l'architetto e ingegnere spagnolo Calatrava, di cui ho visto alcune opere in disegni e modellini a Palazzo Strozzi, a Firenze.
Non sto qui a fare una critica o un'esegesi : me ne mancano la cultura e la preparazione.
Devo però dire che le opere di Calatrava conciliano il rigore matematico con la bellezza . E' un po' come gustare la fine e bella filosofia che si cela dietro alle forme presentate dalla Geometria Analitica.
E allora, mi sono accorto che i modellini di quest'artista, osservati nelle tre differenti posizioni spaziali, riconducevano (per ogni stessa opera) ad una forma spaziale ben precisa, sempre diversa, e - comunque - intelleggibile matematicamente.
E' stata questa la scoperta che , come dicevo, mi ha riconciliato con alcuni autori di Arte Moderna, e me ne hanno permesso la lettura.

Sir

domenica 17 maggio 2009

Eos dalle rosee dita


Al finir di ogni notte Eos dalle rosee dita e dal manto color zafferano, si alza dal giaciglio a Oriente e, salendo sul proprio cocchio, va verso l'Olimpo, annunciando l'approssimarsi del fratello Elios (Sole) : quando egli appare, Eos diventa Emera: accompagna il fratello nel suo lungo peregrinare nel cielo stellato finchè si trasforma in Espera, annunciando alle onde il felice arrivo del fratello.
Ma il sorgere di Eos ha, nella mitopoiesi ellenica, soprattutto un valore allegorico: infatti, il sorgere dell'alba desta negli amanti l'ardore erotico.
Trovo che l'antica poesia greca abbia un immenso valore : inoltre, poteva, come pochi, dare un significato poetico-allegorico alle azioni umane e tradurle in miti. La mitologia, in fondo, non è che il trasferimento in chiave poetico-allegorica della vicenda umana.

Sir

venerdì 15 maggio 2009

Dedicata a mia moglie


Elogio della moglie timorata

Come gli anacardi uniti attendono vecchiezza
e le anatre mandarine in due incontrano la morte,
la timorata moglie vuole una sorte col marito,
fare rinuncia della vita, come quelli.

Nè più l'onda s'infrange certo per lei, nè più si leva:
il suo cuore è come l'acqua nell'antico pozzo.

Meng Chiao (751-814)

Gli anacardi (che danno il pregiatissimo legno chiamato mogano) devono, secondo l'arte cinese, essere piantati a due a due davanti al pozzo: in questo modo simboleggiano la saldezza dell'amore coniugale.

P.S.: L'Anatra mandarina (Aix galericulata) appartiene alla famiglia degli Anatidi . La sua fama è dovuta alla bellezza e alla ricercatezza del piumaggio dei maschi, e all'eleganza e semplicità delle femmine.

Sir

Famiglia. Come parlarne?


Questa è una notizia di alcuni giorni fa:

- ''La nostra generazione ha ancora in mente una nozione di famiglia tradizionale'', dice il presidente del Senato, Renato Schifani. Nel saluto al Forum delle associazioni familiari per la giornata internazionale della famiglia, il presidente del Senato sollecita una nuova rete di prestazioni e benefici ''per potenziare il ruolo della famiglia, favorire un incremento del tasso di natalita', facilitare le adozioni e promuovere l'integrazione per i bambini stranieri''.

giovedì 14 maggio 2009

Il Maggiociondolo


Tutta la nostra penisola, in questo mese, ride di fiori gialli, che sembrano cascare da piccoli alberi. Questi alberi sono i Maggiociondoli.


Sembra (ma è solo una tradizione orale) che nel medioevo le streghe usassero il Maggiociondolo per preparare bevande che davano loro il senso dell' abbandono del peso corporeo. Avete mai sentito parlare, infatti, del "volo della strega"?Pare infatti che le streghe, nei loro sabba esoterici, cercassero di vivere estaticamente in altri mondi, appunto di tipo estatico. Pare anche che le streghe adoperassero una verga, un bastone (simbolo fallico della natura al maschile),che rappresentava l' emblema della loro vita parallela. Di che legno era fatto il bastone? Ma naturalmente di Maggiociondolo!!!

Sir

Notizie sulla Natura

Nuove notizie dal mondo della Natura. Le leggo da ANSA.it di oggi:

» 2009-05-12 18:15
Balene blu tornano verso l'Alaska
Erano state decimate dalle baleniere fino al 1965
(ANSA) - WASHINGTON, 12 MAG - Per la prima volta da decenni le balene blu hanno ripreso le antiche rotte della migrazione estiva dalla California verso l'Alaska. I giganteschi cetacei erano stati decimati dalle baleniere del Pacifico fino al 1965, anno in cui la loro caccia e' stata messa al bando. Da allora le balene blu hanno ricominciato a popolare l'oceano. Una quindicina di esemplari sono stati osservati in viaggio dalle coste della California verso il nord-ovest del Pacifico e su fino al Golfo d'Alaska.

Però, un'altra notizia non mi piace affatto, e questo dice quanta strada, ancora, dobbiamo percorrere per avere una coscienza ecologica completa:
2009-05-14 14:09
NUOVA LISTA ROSSA LIPU, 192 SPECIE DI UCCELLI A RISCHIO
ROMA - Sono 1.227 le specie di uccelli inserite nella nuova 'Lista Rossa 2009', pari al 12% del totale mondiale; 192 quelle a forte rischio di estinzione, due in più rispetto al 2008. Lo annuncia oggi la Lipu-BirdLife Italia, partner italiano di BirdLife International, il network internazionale che ha redatto la nuova Lista Rossa 2009 dell' Unione internazionale conservazione natura (Iucn) sugli uccelli nel mondo. Sono nove, invece, le specie che entrano a far parte della categoria "in pericolo in modo critico" (Critically Endangered), che raggruppa le specie maggiormente minacciate. E' il caso di un colibrì recentemente scoperto in Colombia (Eriocnemis Isabellae) che per la prima volta si trova ad essere inserito nella Lista Rossa dell'Iucn a causa delle condizioni disastrose del proprio habitat. Tale specie è ormai confinata in soli 1.200 ettari di foresta amazzonica nelle montagne del Pinche, nel Sud-ovest della Colombia, dove la foresta è stata già danneggiata, per una porzione che ha raggiunto l'8%, dalle coltivazioni di coca. Altri esempi di uccelli che diventano da quest'anno specie in pericolo in modo critico: sono l'Allodola del Sidamo in Etiopia, che rischia di diventare il primo uccello estinto in Africa, il Fringuello arboricolo di Charles nelle Galapagos, il Rondone dei camini nel Nord America Orientale, e addirittura i diffusissimi rapaci africani tra cui il Falco giocoliere e l'Aquila marziale, che si trovano in buona compagnia di altre numerose specie del continente africano, tutte in gravi difficoltà.


mercoledì 13 maggio 2009

Gli Angeli e i diavoli



Ogni tanto rileggo volentieri un gustosissimo libro di C.S.Lewis, Le lettere di Berlicche.
E' dedicato a J.R.R .Tolkien e a Mons.Olgiati.


Nella prefazione, Lewis dice:
Vi sono due errori, uguali e opposti, nei quali la nostra razza può cadere nei riguardi dei Diavoli. Uno è di non credere alla loro esistenza. L'altro, di credervi e di sentire per essi un interesse eccessivo e non sano.
I Diavoli sono contenti d'ambedue gli errori e salutano con la stessa gioia il materialista e il mago.

Personalmente credo nell'esistenza materiale e spirituale dei Diavoli. Non voglio relegarli nell'ambito della mitologia o della psicologia (di cui non capisco niente).

Nello stesso tempo, le mie convinzioni mi portano ad accettare anche il loro "contraltare", gli Angeli, abitatori di un mondo materialmente magico.
La nostra vita è in eterno bilico e ambedue, Angeli e dèmoni, guardano avidamente le nostre labbra e attendono il nostro pronunciamento, ripieni come siamo di libero agire e libero pensare.

Sir

domenica 10 maggio 2009

Le cupe Moire



L'Olimpo contempla, tra gli altri dei minori, le tre Moire bianco-vestite. Esse sono Cloto, Lachesi ed Atropo.
Cloto è la più piccola, ma è anche la più terribile.
Il filo della vita di ogni uomo è filato dal fuso di Cloto, misurato da Lachèsi e reciso - con le forbici - da Atropo. Atropo, quindi, uccide gli uomini; anche se Zeus può cambiare tutto ciò.
Dicevano gli antichi che l'uomo può influire il proprio destino con una corretta prudenza nel condurre la propria vita. Si racconta che alcuni dei ridano delle Moire, dicendo che Apollo riuscisse, un giorno, ad ubriacare le tremende della vita personale, per salvare la vita del proprio amico Admeto.

Così si espresse Esiodo nella sua Teogonia:

« Notte poi partorì l'odioso Moros e Ker nera
e Thanatos generò il Sonno, generò la stirpe dei Sogni;
non giacendo con alcuno li generò la dea Notte oscura;
e le Esperidi che, al di là dell'inclito Oceano, dei pomi
aurei e belli hanno cura e degli alberi che il frutto ne portano;
e le Moire e le Kere generò spietate nel dar le pene:
Cloto e Lachesi e Atropo, che ai mortali
quando son nati danno da avere il bene e il male,
che di uomini e dei i delitti perseguono;
né mai le dee cessano dalla terribile ira
prima d'aver inflitto terribile pena, a chiunque abbia peccato. »
(Teogonia di Esiodo, vv. 211-222)

E Dante:

«Ma perché lei che dì e notte fila,
non gli aveva tratta ancora la canocchia,
che Cloto impone a ciascuno e compila...»

(Divina Commedia, Purgatorio, Canto XXI, 25-27)






A Delfi, tuttavia, si onorano solo due Moire, non considerando Lachesi,ma pensando a Cloto ed Atropo come uniche reggitrici della vita umana. Ad esse si aggiungeva Afrosite Urania (la maggiore delle Moire) ; Urania significa "regina delle montagne".

Lachesi è quindi non menzionata, a Delfi. Che, forse, fin da allora l'uomo pretendesse di esser padrone della lunghezza della propria esistenza ? Ipotesi maliziosa, come malizioso è sempre stato l'umano agire.

Sir

Euripide



Lascio ai Commentari di Letteratura Greca l'arduo compito della critica dei testi. Vorrei solo farvi notare la bellezza, la delicatezza, l'armonia dei seguenti versi .
Sono di Euripide, tratti dall'Ippolito (vv 121 e segg.) .
Credo che il miglior atteggiamento, in questo caso, sia l'ascolto e il ritener per sè la poesia sprigionata:

CORO: C'è una roccia che stilla acqua, si dice, dall'Oceano, e con la corrente viva che sgorga da lei riempie le anfore; qui da una mia amica, che bagnava nell'acqua vesti di porpora e le stendeva sul dorso caldo della pietra marina, ho avuto notizie della nostra signora.

Sta in casa, coricata su un letto di dolore, e un velo leggero le ombreggia la testa bionda; è ormai il terzo giorno che non avvicina alla bocca il frutto di Demetra e digiuna, e nel suo dolore nascosto desidera solo arrivare al termine infelice della morte.

venerdì 8 maggio 2009

Il patrimonio di ogni Nazione

Su ANSA.it di oggi leggo la seguente notizia:

»
2009-05-07 18:09
Grecia rivuole marmi del Partenone
Presidente Papoulias: il British Museum deve cederli
(ANSA) - ATENE, 7 MAG - Il presidente greco, Karolos Papoulias, ha invitato il British Museum a restituire i Marmi del Partenone, sottratti nell'Ottocento. Papoulias ha chiesto che le preziose sculture siano finalmente restituite alla Grecia per essere esposte ''nel luogo che le aspetta'' al Nuovo Museo dell'Acropoli che sara' inaugurato il mese prossimo. Il British Museum ha sempre rifiutato di restituire i Marmi per timore di un pericoloso precedente.

Personalmente credo che ogni Nazione debba gestire da sè le proprie fortune, passate e presenti. Mi viene in mente il saccheggio che Napoleone perpetrò ai danni del patrimonio non solo culturale e religioso italiano, ma anche ai danni della ricchezza artistica.
Chi ci restituirà le opere a noi tolte?

Sir

Ganimede e la costellazione dell'Acquario


La mitologia greca ci parla di dei, di eroi, di giganti, di mostri e di molti di questi personaggi mitici conosciamo il nome.
Qualcuno, però, ci è un po' più nascosto.
E', questo, il caso di Ganimede. Γανυμήδης, Ganymedes, era il figlio del re Troo, che diede il nome alla città di Troia. Era Ganimede il più bello dei fanciulli tanto che venne scelto dagli dei per far da coppiere al sommo Zeus che di lui si invaghì.
Ermete, in nome di Zeus, donò a Troo un tralcio di vite d'oro, opera di Efesto, ed una pariglia di bellissimi cavalli, per compensarlo della perdita del figlio.
Troo fu anche assicurato da Ermete che il figlio era ormai immortale, immune dalle miserie della vita terrena e della vecchiaia.
Un'altra versione dice che Ganìmede fosse rapito anzitempo dalla bella Eos, la dea del mattino, e solo in seguito il signore degli dei l'avrebbe tolto ad essa e preso per sè.
La grande Era considerò i favori per Ganimede come un affronto, sapendo che egli avrebbe preso il posto della figlia Ebe, fino ad allora coppiera degli dei. Zeus allora si irritò e pose l'immagine di Ganimede in cielo, a formare la costellazione dell'Acquario.

giovedì 7 maggio 2009

Mimnermo


Mimnermo Colofonio (Μίμνερμος, Mímnermos; nacque a Colofone o Smirne, nel VII secolo a.C. – morì nella prima metà del VI sec. a.C.) . Mimnermo Colofonio è stato un poeta elegiaco e cantore greco.



CADUCHI FIORI


La vita, il piacer, cosa sono
senza Afrodite d'oro?
Meglio morir, quando non più cari avrò
il secreto amore, i graditi doni, il letto:
caduchi fiori di giovinezza
per gli uomini e le donne.
Quando giugnge la dolorosa
vecchiaia, che brutto
rende anche l'uomo bello,
sempre nel cuor l'opprimon
cattivi pensieri, né guardando
la luce del sol l'allieta,
ma è odioso ai fanciulli,
è disprezzato dalle donne:
un dio così penosa volle la vecchiaia.

mercoledì 6 maggio 2009

Giovannino Guareschi


L'anno scorso correva il centenario della nascita di Giovannino Guareschi, ma credo che non sia stato dato abbastanza rilievo alla cosa. Allora, sia pur con ritardo, mi provo io a farlo.
Guareschi è stato un grande scrittore italiano. Malvisto dai più perchè parlava "chiaro", sopportò le pene del campo di concentramento e, una volta in Italia, le battaglie sulla carta stampata. Fu avversato e combattuto in tutti i modi. E subì anche il carcere, senza difendersi e senza chiedere grazia.

Tutti abbiamo letto i suoi libri e visto i films basati sulle sue geniali intuizioni (Peppone e Don Camillo). E abbiamo riso, qualche volta di cuore, tale altra volta col groppo in gola.

Scusami, Giovannino, se ti ricordo con ritardo. Ma non l'ho fatto apposta; sono rimasto attaccato alla TV per vedere se qualche Italiano si ricordasse ancora di uno scrittore della Piana. Un amato scrittore che ci ha fatto ridere e piangere. Ma che, in ogni caso, parlava direttamente al nostro cuore.

Ciao, Guareschi

Sir

lunedì 4 maggio 2009

Modernità degli antichi


Come mio solito, un brevissimo commento ad un frammento di un'opera grandiosa. Questa volta
Le Argonautiche, di Apollonio Rodio. Una linea unisce l'antica cultura greca alla nostra, e certe produzioni eguagliano (se non superano) quelle contemporanee in sentimento. Quel sentimento che, immutato e non evoluto, ha toccato l'animo dei nostri padri.
Da Le Argonautiche, Libro IV.
(Eeta entra nel palazzo. Medea è triste. A lei, Era infonde nel cuore una paura penosa. L'uso di recidere una ciocca di capelli rimanda alle cerimonie nuziali e sicuramente ad esse pensa Medea a ricordo di una passata vita di vergine)


......... con le mani strappò un lungo ricciolo
e lo lasciò nella stanza, per la madre, ricordo della sua vita di vergine,
e gemette con voce convulsa:
"Questa lunga ciocca ti lascio al mio posto, madre mia, e me ne vado;
addio e sii felice, anche se vado tanto tanto lontano;

addìo, Calciope, addìo a tutta la casa.
Oh se il mare
ti avesse sbranato, straniero, prima d'arrivare alla terra dei Colchi". Così disse, e versava dagli occhi copiose lacrime.

Vorrei solo aggiungere questi piccoli brani: guardate, mi emoziona troppo rileggere queste opere immortali, cercare di cogliere l'animo dei protagonisti e, soprattutto, capire di essere come loro.
Dal libro IV, vv 1141-1149. Si stanno preparando le nozze di Medea:

Qui stesero il grande letto e sopra gettarono
il vello d'oro fulgente, perchè le nozze
fossero onorate e cantate. Nel candido
seno le Ninfe portavano mazzi variopinti di fiori.
Le circondava tutte come una luce di fuoco,
tale era il lampo che si irradiava dai bioccoli d'oro;
un dolce desiderio brillava nei loro occhi
ma la vergogna trattenne tutte, per quanto volessero
mettervi sopra le mani.

Queste righe stupende furono scritte, insieme a tante altre, dal grandissimo Apollonio Rodio.



vv. 27-34.

giovedì 30 aprile 2009

Afrodite, simbolo della bellezza e dell'Amore


La Primavera risveglia sensazioni di Amore e di Bellezza. Nell'antica Grecia la bellezza sensuale era rappresentata da Afrodite, emersa nuda dalla spuma del mare: cavalcando una conchiglia, giunse prima all'isola di Citèra ( Creta o Candia ) e poi nel Peloponneso a Paso, isola di Cipro. Sotto i suoi piedi sbocciano i primi fiori primaverili e le Stagioni, figlie di Temi, la vestono come una regina e la adornano per far risaltare la sua già stupenda bellezza.
Afrodite era simbolo dello sbocciare della Bellezza: il suo santuario, a Cnosso, era pavimentato con gusci di conchiglie. E ad Afrodite erano sacri il riccio e la seppia.
L'antica Grecia, dunque, in questa meravigliosa stagione ci parla - tramite la dea Afrodite - della Bellezza che è anima della Natura. Lo fa ancora, se abbiamo orecchie per ascoltar lo stormir delle fronde e il risciacquìo delle onde. Lo fa ancora se abbiamo occhi per vedere e amare il sorgere del sole o il suo tramonto.
Questo ci tramanda l'antica Grecia tramite la dea Afrodite.

Il caprifoglio!





Pablo Neruda
Ora, anche ora, piccola, mi rechi caprifogli,
ed hai persino i seni profumati.
Mentre il vento triste galoppa uccidendo farfalle
io ti amo, e la mia gioia morde la tua bocca di susina...
(Da: "Giochi ogni giorno")
L'Italia gioisce, in questi giorni, della sinfonia di fiori e piante. Fra queste, il Caprifoglio, pianta odorosa e stilisticamente dai fiori perfetti e convoluti.
Il nome comune (caprifolium) deriva dal latino ed è composto da due termini : “capra” e “folium” (capra e foglia). Probabilmente, ciò deriva dal fatto che le capre usano brucare le foglie di alcune specie di questo genere.
Degli altri nomi assegnati a questo genere si può citare Dioscoride che insieme ai greci chiamava
queste piante "peryclimenon", che tradotto liberamente significa “accerchiamento” (termine che deriva dal verbo "perikleio" = io mi intreccio)

mercoledì 29 aprile 2009

Leggo da ANSA.it questa notizia, che mi ha fatto molto piacere perchè tra pochissimi giorni andrò anche io a Pompei e spero di poter vedere il Museo a Napoli. Comunque, vedrò senz'altro la città romana:
» 2009-04-29 16:06
POMPEI: NUOVA LUCE AGLI AFFRESCHI
NAPOLI - Colori antichi e dettagli mai visti, una nuova luce sulla storia della pittura romana: il Museo archeologico nazionale di Napoli ritrova dopo un lungo lavoro di restauro e riallestimento la sua collezione di affreschi pompeiani, oltre 400 opere restituite dalle città vesuviane distrutte dall'eruzione del 79 d.C. e recuperate dalla metà del XVIII fino al Novecento.

Dalle pitture a incrostazione, alle megalografie in cui principi, filosofi e personificazioni si stagliano su un rosso pompeiano, dalle architetture illusionistiche agli arabeschi, il visitatore potrà cogliere nuovi particolari svelati grazie alla pulitura e revisione ottenuta dei recenti restauri che hanno consentito ai maggiori specialisti di compiere nuove scoperte, confermare o rivedere interpretazioni iconografiche, ricostruire i contesti di provenienza, approfondire generi peculiari come la pittura popolare o il ritratto, indagare tutti gli aspetti della tecnica pittorica e dell'organizzazione dei cantieri.

L'esposizione, che sarà permanente, a cura di Mariarosaria Borriello e Valeria Sampaolo (neo direttrice del Museo napoletano), consente così di compiere un viaggio per immagini attraverso il mondo greco-romano: dagli dei ed eroi del mito ai rituali del sacro, dalle scene di vita quotidiana fino all'erotismo, dai ritratti agli incunaboli della natura morta e del paesaggio. Il percorso espositivo si apre con una sala dedicata alla tecnica, nella quale sono presentati esempi di graffiti preparatori, sinopie, pitture su marmo, ciotole di colori e strumenti di misurazione. Segue la sala dedicata alla scoperta delle pitture, all'influenza che esse ebbero sulla moda e sul gusto neoclassico e comprende il primo affresco staccato a Pompei.

Si continua, in ordine cronologico, con le pitture di II stile distribuite secondo i contesti di riferimento, come la villa di Boscoreale e la Casa di Giasone; la sala dedicata al III stile comprende una serie di elementi decorativi e di grandi quadri nei quali il paesaggio predomina sulla figura umana; la sala successiva presenta due case di prestigio, quella di Meleagro e quella dei Dioscuri, esemplificative della pittura di IV stile (I secolo d.C.) che comprende opere di grande fama, quali 'Le nozze di Hera e Zeus', 'Achille e Briseide', 'Il Sacrificio di Ifigenia', 'Piritoo e il Centauro', 'Enea ferito', 'Marte e Venere', 'Arianna abbandonata'; a seguire le sale delle nature morte e dei paesaggi, quella della pittura popolare e dei ritratti. La riapertura della sezione è curata dalla Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Napoli e Pompei retta da Pietro Giovanni Guzzo ed è promossa dalla Regione Campania, assessorato al Turismo e ai Beni Culturali, nell'ambito del progetto "Sei viaggi in Campania 2009". Da settembre anche la Collezione Farnese, la più grande raccolta storica di statue antiche al mondo, dopo il riallestimento e restauro, diverrà parte integrante della collezione permanente del Museo.

martedì 28 aprile 2009

Il mio gioco è finito


Il mio gioco è finito. Ora è il momento ch'io ridiscenda dai due bianchi cigni ch'ebbero in collo, fino a qui, il mio giogo. E voi che fino a qui mi seguitaste, come i giovani, o donne, ora scrivete sopra i trofei: " Ci fu maestro Ovidio".


Così termina Ars amandi di Ovidio.
Termina la giovinezza. Chi sono i due bianchi cigni? Forse due figli o due figlie che Ovidio sembra salutare per l'ultima volta?
Ognuno di noi, forse, discende da Ovidio. E, forse, chiede un'epigrafe.