Dante e la Grazia di Maria
Dante, nella risalita del "dilettoso monte" è ostacolato da tre fiere: lonza, leone e lupa. Viene in suo soccorso Virgilio, che gli accenna l'aiuto di tre donne (tre aiuti, come tre sono i pericoli che derivano dalle fiere, lussuria, avarizia e superbia): due, sono niminate, Lucia e Beatrice, mentre la terza è accennata sotto il velo di donna gentile:
"Donna è gentil nel ciel, che si compiange
di questo impedimento ov'io ti mando;
sì che duro giudicio lassù frange"
(Inferno, 2, v. 96 e segg)
Nel Purgatorio, di tale donna si dirà:
"Donna è di sopra che ne acquista grazia"
(canto XXVI, v.57)
E, nel Paradiso di essa si dirà:
"La tua benignità non pur soccorre
a chi domanda, ma molte fiate
liberamente al domandar precorre"
(Paradiso, canto XXXIII, versi 16-18)
Il Mistero della Grazia si apre quindi con Maria che salva Dante (e l'Umanità) dal peccato, si chiude con Maria che gli intercede l'ultima visione.
C'è da chiedersi perchè Maria, come Gesù, non venga nominato nell'Inferno dantesco. Qualcuno dice (e penso sia nel vero) che il solo nome nominato abbia urtato la sensibilità cristiana di Dante, che per Maria ebbe una venerazione filiale. Sarebbe stata una ferita.
Maria viene in suo soccorso per liberarlo dal leone, simbolo della Superbia, principio che affonderà l'uomo nel male. Il suo contrario, l'Umiltà, sarà la redenzione dell'Umanità:
"Principio del cader fu il maledetto
superbir di colui che tu vedesti
da tutti i pesi del mondo costretto"
(Paradiso, canto XXIX, versi 55 e seg.)
Come fu umile Maria (Respexit humilitatem ancillae suae), così umile è Beatrice:
"Nel ciel dell'umiltà ov'è Maria"
(Vita Nuova)
Ma cos'è l'umiltà di Maria, di Beatrice, dei cristiani? È il vuoto dell'anima, fatto apposta perchè Dio la riempia.
Sant'Agostino dirà che Maria piacque a Dio per la sua verginità ma per la sua umiltà lo concepì: " Virginitate placuit, humilitate concepit".
Maria venuta in soccorso di Dante infondendo in lui energia e coraggio perchè vinca le debolezze del peccato, che ampiamente vedrà nell'Inferno descritte. Il soccorso infonde energia e San Paolo diceva:
"Omnia possum in eo qui me confortat"
Ma l'indolenza assale sempre Dante,per cui il Poeta sarà stimolato da Virgilio con queste parole:
"Dunque che è? perchè, perchè ristai?
Perchè tanta viltà nel cuore allette?
perchè ardire e franchezza non hai?"
(Inferno, canto II, versi 123 e seg)
Questo, quando sa che le tre donne benedette si curano di lui. Le parole di Virgilio, allora, lo rinfrancano e, come un fiore che s'apre al sole:
"Quale i fioretti dal notturno gelo
chinati e chiusi, poi che il sol gl'imbianca
si drizzan tutti aperti, in loro stelo:
tal mi fec'io di mia virtute stanca"
Questo è l'incitamento che Maria, per il tramite di Virgilio, infonde in Dante. E che, con l'umiltà di cuore che - sgonfiando l'orgoglio fa posto alla Grazia divina - porta alla salvezza Dante e con lui l'Umanità intera.

O Riccioooo, ma che mi combini? Sparisci senza neanche una parola!!!...e pensare che io ho pubblicato il mito di Apollo e Dafne perchè so che a te piace la mitologia!!!
RispondiEliminaRipasserò a leggere con attenzione questi passaggi di Dante su Maria.
Ciao buona serata
Bruna
Mio caro Sir Galahad penso che ai tempi nostri si riconosca o anche si sappia cos'è il dono dell'umiltà?
RispondiEliminaGrazie per questo meraviglioso post, che mi ha fatto ritornare sui banchi scolastici, grazie per la tua preziosa iscrizione.
Ho ricambiato di cuore e ho inserito il tuo blog tra i miei preferiti!
Ancora grazie!
Che bello, Nella, rivederti anche qui.... L'Umiltà? Penso che sia un dono ma, soprattutto, la rivincita su certi nostri atteggiamenti.
EliminaUn bacione
Carlo
O Riccioooooo, diobonino, dove fuggi ogni tanto?
RispondiEliminaDai, fatti vedere ogni tanto se non altro per dire che sei vivo...io mi accontento anche di un solo "ciao".
Ti abbraccio
Bruna
Ciao riccetto mio ..vado de sprescja , ma in dolce stil novo ti sussurro che ti vogloi tanto bene!
RispondiEliminaSì lungiamente m'ha tenuto Amore
Eliminae costumato a la sua segnoria,
che sì com'elli m'era forte in pria,
così mi sta soave ora nel core.
Però quando mi tolle sì 'l valore,
che li spiriti par che fuggan via,
allor sente la frale anima mia
tanta dolcezza, che 'l viso ne smore,
poi prende Amore in me tanta vertute,
che fa li miei spiriti gir parlando,
ed escon for chiamando
la donna mia, per darmi più salute.
Questo m'avvene ovunque ella mi vede,
e sì è cosa umil, che nol si crede.
(Cap. XXVII)