martedì 30 ottobre 2018





Albert Schweitzer

Albert Schweitzer nacque in Alsazia nel 1875.
Genio multiforme, coltivò fin da giovanissimo la passione per la Filosofia, per la Teologia ma, soprattutto, per la Musica. Ed in questo ambito divenne uno degli interpreti più famosi di J.S.Bach, naturalmente all'organo.
Come filosofo e Teologo scrisse una 'Storia della ricerca sulla vita di Gesù' (1906) e la 'Mistica dell'apostolo Paolo'(1930).
La sua biografia narra che un giorno, di ritorno dalla Messa, trovasse sul tavolo di cucina un foglio in cui una organizzazione umanitaria chiedeva aiuti per l'Africa. Il senso di povertà materiale che investì allora l'affermato musicista-teologo-filosofo fu tale che si sentì 'come costretto' a fare qualcosa per le popolazioni povere. Si iscrisse (aveva 30 anni) alla facoltà di Medicina e, conseguita la laurea, partì per Lambarenè, nel Gabon, francese.
Durante la prima guerra mondiale (era tedesco) fu imprigionato in Francia: scrisse, allora, la 'Filosofia della civiltà', il cui leit-motiv era la società moderna, priva di ideali e profondi principi etici: Schweitzer, forte della sua esperienza in Africa, proponeva l'etica evangelica dell'Amore.
Nel 1952 ottenne il premio Nobel per la Pace.
Morì nella sua povera Africa nel 1965.
Ogni volta che penso a Schweitzer, provo un senso di enorme commozione. Ed anche un senso di vuoto.
Ma il sentimento più forte è il ringraziamento, che - penso - ognuno di noi dovrebbe rivolgere, anche solo una volta, a persone come queste, che - forti della loro umiltà - hanno giganteggiato nella scena sociale.
Da qualche parte dovrei avere una sua vecchia biografia, scritta da un giovanissimo giornalista italiano, Sergio Zavoli.
Schweitzer si trovò a combattere contro tutti: la malaria, le malattie più rare e sconosciute, la scarsa considerazione della cosiddetta 'società perbenista' di allora.
Ma un ostacolo fortissimo gli venne proprio da chi cercava di aiutare, cioè dagli Africani. Infatti, negli anni cinquanta fortissimo cresceva il movimento indipendentista dei popoli africani, sulla scorta di particolari ideologie e Schweitzer era visto, dai politici locali che avevano studiato in Europa, come un ostacolo alla 'modernizzazione', insomma come un reazionario, perchè non voleva ospedali lindi ma curava gli ammalati nelle loro case, lasciando loro la medicina più potente, l'amore e l'affetto dei cari.
Schweitzer non rispondeva a queste accuse: il 'dottore bianco', bwana bianco, curava come poteva i sofferenti. Per sè teneva una misera casetta col letto armato di zanzariera. La sera, suonava Bach.
Dopo cinquanta anni l'Africa ancora soffre dell'attività e delle conseguenze di azioni sconsiderate, che non hanno risollevato il Continente Nero dalla miseria.
Ma la gente povera e coloro che hanno conosciuto bwana bianco indicano ancor oggi, fra le più alte di tutte, la stella in cui sarebbe salita l'anima del 'grande dottore'.

Riccio Toscano

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