mercoledì 13 novembre 2013

Un "che" dantesco

"Nel mezzo del cammin di nostra vita
mi ritrovai per una selva oscura
chè la diritta via era smarrita"


 



Ognuno di noi conosce a memoria l'incipit della Commedia di Dante Alighieri. E - quasi tutti, lettori e commentatori - convengono nell'interpretare il "chè" del terzo verso come un "poichè". Ossia si fa dire a Dante: mi ritrovai nella oscura selva poichè (giacchè) avevo smarrito la via diritta. È questa, l'opinione, di altissimi e preparati dantisti , lo so bene. Tuttavia, mi permetto di dissentire da questa che pare essere opinione comune ed esporre altra versione (che non è solo mia, per inciso).
E dunque dico che quella parola vada intesa come un " quando", e cercherò di portare le motivazioni di questa mia interpretazione.
I motivi che cercherò di addurre sono di tre tipi:
1^: motivo linguistico: se si intendesse il "che" come un "perchè", in tale caso la proposizione mancherebbe del necessario complemento, come fa giustamente notare il dantista L.Pietrobono: persa (smarrita) da chi?
2^ motivo teatrale:In questo modo, infatti, si fa dire a Dante: mi trovai nella selva perchè avevo perso la strada. Ma Dante non si trova nella Selva! Dante, in quel preciso momento, ne sta uscendo!
2^: motivo geografico-linguistico: In Toscana è d'uso (e non si vede perchè non lo si dicesse anche ai tempi di Dante) dire: "che" in senso temporale, sostitutivo di "quando". Ad esempio, " ai tempi che io ero giovane" vale "ai tempi in cui io ero giovane". Dante stesso, in Inf, XXXII, 124 e passim, dirà:
"Noi eravam partiti già da ello
ch'io vidi duo... "
dove, appunto, "che" sta per "quando".
Infatti, questa è appunto la singolare grazia concessa dal Cielo: che egli si ritrovasse ("ritrovasse se stesso" ) ... per una selva oscura (dove "per" non vale "in", ma "in virtù di..." ; ossìa, il peccato permette che andasse a finire nella selva oscura, da cui egli uscirà, nella notte di Venerdì 8 Aprile 1300)... QUANDO la via moralmente diritta era stata persa, da lui e da tutti.

3 commenti:

  1. Ciao carissimo Ricciotto nonchè Sir, nonché Carlo,
    voglio farti gli auguri più belli, più allegri, più dolci per un sereno Natale...E se sotto l'albero tu trovassi mille cose a cui più tieni, non sarebbe una cosa meravigliosa? E' quello che io vorreio per te.
    Con tanta amicizia, un abbraccione forte
    Bruna

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    1. Grazie, Carissima Diana nonchè Bruna, grazie.... Questi pensieri amichevoli rendono la vita più bella. Gli stessi auguri valgano per te. Un bacione

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  2. Ciao Riccetto,
    ti auguro un anno lieto, sereno, dolce, sfizioso, allegro e se qualche volta vedi qualche nuvoletta, fa finta di non vederla, tanto lo sai che il sole puo' trasformarla in arcobaleno.
    Un baciotto con lo schiocco
    Bruna

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