lunedì 7 gennaio 2013


Dante e le qualità di Maria



In te misericordia, in te pietate,
in te magnificenza, in te s'aduna
quantunque in creatura è di bontate.

Or questi, che dall'infima lacuna
dell'universo infin qui ha vedute
le vite spiritali ad una ad una,

(Commedia, Paradiso - Canto trentesimoterzo v v. 19 e segg.)


Si può ben dire che il lungo cammino di Dante nei tre Regni ultramondani sia, anche, l'anelito alla ricerca di Maria, del suo affetto, della sua forza.
In questi versetti ci sono, anzitutto, indicate quattro qualità imponenti di Maria: misericordia, pietate, magnificenza; la quarta, bontade, è la summa della perfezione dellla creatura che possiede queste tre qualità.
Dal punto di vista della metrica e della poetica, esse danno incedere ampio ai versi, conferiscono quella regalità semplice che è richiesta; ed il pronome te con la preposizione è ripetuto tre volte, giusto per far convergere l'attenzione e l'animo verso Maria. Insistentemente.
È stata chiamata la collana regia, la prima terzina: essa precede la domanda che San Bernardo farà per il Poeta.
In te misericordia: è la misericordia legata alla sensibilità femminile di Maria, carattere che esprime anzitutto l'amore di Maria per il genere umano. Amore che si manifesta anche e soprattutto nel dolore e nelle disgrazie. Ed è un amore che trae dai dolori che essa stessa ha vissuto: infatti, la Mater dolorosa è anche mater misericordiae; a pensarci bene, niente più del dolore affina la sensibilità. Dante, nel Convivio, osserverà che la misericordia è madre di beneficio.
In te pietate: non è la pietà vista come sentimento meschino, ma è nobile disposizione d'animo apparecchiata di ricevere amore misericordia e altre caritative passioni (Convivio). Nella sensibilità che diventa pietà è entrata la volontà: E le persone disgraziate sono oggetto di carità compassionevole e di Misericordia.
In te magnificenza: La magnificenza di questa Regina è la capacità - seguiamo sempre Dante - di operare segni grandi e potenti. Segni che diventano opere.
Dante ci dice e ripete, allora, che Maria è il capolavoro di Dio e unendo in sè ogni bene di Dio opera nel mondo con misericordia, pietà, magnificenza.
Maria, per questi motivi, è portatrice di Bellezza e splendore, bella come il sole nell'Empireo:

.......il bel zaffìro
del quale il ciel più chiaro s'inzaffira

(Paradiso, canto XXIII)

Va notato ancora che in questa invocazione sono rispecchiati i sentimenti che il Poeta prova per Maria: ha sperimentato, Dante, la misericordia e la Pietà nella selva, ne ha veduto la Bontà negli esempi del Purgatorio dove le sette virtù in opposizione ai sette vizi capitali rivelano il tesoro di virtù che si adunano nella sua anima.
Dante, allora, si sente verso Maria come un figlio oggetto di pietà e misericordia:

E come il fantolin che ver la mamma
tende le braccia...
ciascun di quei candori in su si stese
con la sua fiamma, sì che l'alto affetto
ch'egli avìeno a Maria mi fu palese.

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