mercoledì 23 gennaio 2013


 GUIDO CAVALCANTI

Il grande poeta medievale Guido Cavalcanti fu amico di Dante Alighieri e con Dante condivise la passione politica. Guelfo di parte 'bianca', nel 1300 (l'anno del 'gran rifiuto' di Celestino V, del 'mezzo del cammin di nostra vita' dantesco, del papa Bonifacio VIII e del primo anno giubilare ) fu esiliato a Sarzana e dopo due mesi morì di malaria (perniciosa malarica, come si diceva allora). Nell'esilio della cittadina compose la sua ultima poesia:

Per ch'io non spero di tornar giammai, ballatetta, in Toscana,
va tu leggera e piana ritta alla donna mia che per sua cortesia
ti farà molto onore.
Tu porterai novelle di sospiri, piene di doglia e di molta paura:
ma guarda che persona non ti miri che sia nemica di gentil natura.
Chè certo per la mia disavventura tu saresti contesa,
tanto da lei ripresa, che mi sarebbe angoscia
dopo la morte poscia pianto e novel dolore.
Tu senti ballatetta che la morte
mi stringe sì che vita m'abbandona
e senti come il cor si sbatte forte
per quel che ciascun spirito ragiona.
Tanto è distrutta già la mia persona
ch'io non posso soffrire:
se tu mi vuoi servire mena l'anima teco,
molto di ciò ti preco, quando uscirà dal core.
Deh! ballatetta, alla tua amistade,
quest'anima che trema raccomando:
menala teco nella sua pietate
a quella bella donna a cui ti mando.
Deh! ballatetta, dille sospirando, quando le sei presente:
'Questa vostra servente, vien per istar con vui,
partita da colui che fu servo d'amore':
Tu voce sbigottita e deboletta, ch'esci piangendo de lo cor dolente
con l'anima e con questa ballatetta
va ragionando della strutta mente.
Voi troverete una donna piacente di sì dolce intelletto
che vi sarà diletto davanti starle ognora.
Anima e tu l'adora, sempre nel suo valore.

Qualche giorno dopo, Guido Cavalcanti moriva.
(Secondo alcuni autori, questo sonetto è precedente all'esilio di Sarzana)

Cavalcanti, grande poeta stilnovista, amico di Dante e di Gianni Lapo ( Guido, io vorrei che tu, Lapo ed io...) segnò fortemente la Letteratura italiana, continuando la poesia dei trovatori in lingua d'oc e di oil, migliorandone certamente la vis poetica. Dante lo ricorda nella Divina Commedia ( Inferno, X e Purgatorio, XI).
Sull'amicizia fraterna tra Guido e Dante consiglio vivamente il libro:
'Biondo era e bello e di gentile aspetto' del neurochirurco lucchese Mario Tobino, Oscar Mondadori.

La malaria era diffusissima in Italia anche in quegli anni. L'umbro Iacopone da Todi, (poesia XI, versi 3-6), così scriveva:

A me la freve quartana,
la contina e la terzana,
la doppia cotidiana,
co la granne etropesia.

3 commenti:

  1. Ciao Riccio,
    non immagini quanto mi faccia piacere venire qua da te perché sempre trovo qualcosa che mi emoziona.
    Questa "Ballatella" che il Cavalcanti invia alla sua donna, idealizzandola, è di una dolcezza e tenerezza infinite, lui "servo d'amore" nel momeno in cui sente sfuggirgli la vita, ha un pensiero così bello per questa donna "piacente e di si dolce intelletto", non pensando a sé stesso che se ne stava andando, ma solo al fatto che non potrà più vederla e perciò vuole esprimerle tutto il suo amore.
    Solo un Grande del Dolce Stil Nuovo poteva essere così struggente.
    Sarzana non è molto lontana da me, circa quindici km, ed allora mi pare di sentire aleggiare queste dolci parole.
    Ciao, buon fine settimana caro Sir, grazie per le sempre interessanti cose che ci fai conoscere.
    Abbraccio e buon fine settimana
    Bruna

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  2. O Sir Carlo,
    ogni tanto scappi, ma dove ti sei infilato questa volta? Spero tra qualche eroe della mitologia.
    Dai, torna con qualcosa d'interessante che ti aspettiamo.
    Abbraccio
    Bruna
    P.S. scusa...ma spiegami che cosa significa quel divieto d'accesso che hai messo al posto del bellissimo riccetto...

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    Risposte
    1. Ho scritto qualcosina, Diana
      Ho pochissimo tempo e il tempo che ho lo perdo nel...perdere le immagini, come hai notato.
      Ci risentiamo
      Sir

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