domenica 19 aprile 2009

Strigoli e vecchie maniere...



Una volta, ci dicevano i nostri avi, andar per verdure di bosco era considerata cosa normale...e necessaria, in una società che non si vergognava a definirsi "contadina", basata su di un'economia prevalentemente "primaria", ossìa basata sul lavoro dei campi e sulla trasformazione dei prodotti della terra.
Lo scrittore De Marchi ce ne parlava in modo gustoso nel suo " Quando eravamo povera gente": in quegli anni, andar per campi a cercare le verdure fresche - da consumare in un bel desco allietato dalla presenza di tanti bambini urlanti e vocianti - era cosa normale.
Sulle mie montagne ho trovato i primi strigoli e me ne sono impossessato avidamente pregustando già un'ottima cena.
Sono, gli strigoli, piantine selvatiche da consumarsi per insalata, chiamati anche Bubbolini, Schioppettine, Schioppetti, Verzuli, Erba del cucco, Crepaterra, Mazzettone minuto. Il nome scientifico è Silene vulgaris, ma tutti la conosciamo anche come "scoppietti", per il classico scoppiettìo che producono i fiori se - chiusi - sono percossi.
Quando le mie figlie erano piccole (ma questo loro non se lo ricorderanno!!!) riportavo l'esempio degli scoppietti per illustrar loro il ciclo biologico delle piante, da umili semi a piantina con fiori, e poi frutti e poi ancora semi. Ricordo ancòra il loro sguardo interessato e le loro domandine sempre appropriate. Ricordi di allora....

Gli strigoli, dicevo, sono buoni se fatti in insalata:
per questo piatto si raccolgono le parti più tenere dei germogli, ossìa i giovani "getti" fogliacei che si vedono in figura. Dopo averli lavati lessarli in acqua salata; una volta raffreddati si lasciano scolare per bene e si condiscono con olio, sale, pepe e limone oppure ripassarli in padella dopo aver fatto un soffritto con olio d'oliva o meglio ancora con guanciale ed aglio.

E', dicevo, una ricetta dei nostri nonni. Ma conserva, del mondo di allora, il gusto delle cose buone e genuine.

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